Verona, Eurotrasporti. Ore 5.00
7898 chilometri percorsi
Dopo 24h trascorse nel torrido piazzale dell’Eurotrasporti, per onorare il blocco di ferragosto, passate a girare i lavoratori del piazzale e la loro ennesima attesa, stamattina siamo ripartiti, direzione Danimarca, in un’alba salmonata che ha reso appena più digeribili le 4 ore scarse di sonno che avevamo.
Sonno. Mica tanto, poi. Prova tu a dormire in un piazzale con almeno una quindicina di tir, celle frigorifere che non dormono mai, ma rombano, ronzano, ruggiscono, per tutta la notte, neanche avessimo parcheggiato in uno zoo di predatori notturni. Non un secondo di pausa, non uno.
E loro dormono lì ogni notte, almeno 30 gg ogni 40. I camionisti. Questi supereroi dell’adattamento e della tempistica, uomini-scheda, signori della puntualità, precisi, metodici, organizzatissimi, fanno impallidire qualsiasi nostro tentativo di emulazione.
Avevamo un CB, ne eravamo orgogliosi, e non poco.
Finchè non l’abbiamo acceso ci siamo accorti che non captava quasi nulla, neanche il camion di Maki e Branko davanti a noi. Finchè Maki non ci ha spiegato che l’antenna deve trovarsi più in alto, meglio se lontano dalla plastica, che l’acciaio va benissimo, che aggiungendo anche questo, e questo, insomma, che lui dalla Svezia parla in Slovenia senza problemi, per ore. E ride, forte, di gusto, come fa sempre Maki. Umiliati di nuovo. Non c’è speranza, stanno troppo avanti.
E’ uno spettacolo osservarli fare qualsiasi cosa. I loro pranzi, le loro cene. Hanno 45 minuti di pausa ogni 4 ore e mezza di guida. Per noi, non bastano neanche a renderci conto che siamo fermi. E’ vero che il più delle volte stiamo filmando, ma è solo una scusa.
Basta guardarli, per capire che è una questione di equilibrio interiore. All’idea di cucinare, mangiare, lavrare e ripartire in così breve tempo, io già mi sento sotto stress.
Loro invece arrivano, si fermano, scendono con calma dalla cabina, con passo lento si avvicinano al lato posteriore del camion, aprono uno stivone che funge da tavolino e dal quale tirano fuori pigramente pentolino, fornelletto, cipolla, olio, sugo. Tutto avviene nella più totale flemma e tranquillità, è la loro pausa e se la godono fin in fondo. No stress. Eppure, 45 min dopo sono di nuovo in marcia, con lo stomaco pieno di buoni 200 g di pasta. Hanno ripulito tutto, sono andati in bagno, e a te sembra di non averli neanche visti muoversi. Noi stiamo ancora scolando la pasta. La classe non è acqua. Li ammiro. Mi dico che continuando a viaggiare le nostre 18 ore quotidiane, forse un giorno saremo come loro.
Ma più forti della mia stima, come un disco rotto, risuonano nelle mie orecchie le parole di Branko, sbocconcellate con sguardo serio tra una risata e l’altra, durante una delle cene in piazzale.
“noi siamo come cani. Dormiamo nella cuccia, facciamo la guardia e pisciamo sulle ruote del camion”. (Lucia)